Attorno ad un singolo albero vetusto di mandorlo gravita una quantità di vita impensabile

I giorni nel mandorleto, Francesco Mascia racconta questo habitat

In Marmilla fino a non troppo tempo fa gran parte dei terreni marginali, scarsamente fertili e con importante scheletro, spesso acclivi, erano dedicati al mandorlo

04/11/2016 10:58:11
marmillaeventi24.it
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Riportiamo con piacere un estratto e alcune foto tratte dell'articolo di Francesco Mascia
che potete leggere per intero assieme a molte altre cose interessanti nel suo sito web Natura in Marmilla

«Da quando, forse nel primo Calcolitico, forse prima, giunse in Europa occidentale dalla lontana Asia centro-orientale, passando per il Mediterraneo orientale con vari steps di domesticazione, non ci ha mai lasciato.
Anche in Sardegna il mandorlo Prunus dulcis, tra le prime specie arboree ad essere state addomesticate nel Vecchio Mondo, ha avuto un suo ruolo, forse più sociale e legato alle piccole economie familiari, piuttosto che al mercato dell'esportazione. Certamente paesaggistico.
Fino a non troppo tempo fa gran parte dei terreni marginali, scarsamente fertili e con importante scheletro, spesso acclivi, erano dedicati al mandorlo.
Si seminavano in autunno tre mandorle amare in buche distanti 5-6 metri, e in primavera si lasciava una sola pianticella, la più forte. Lo stesso Novembre si innestava a mandorlo dolce, di tante varietà.
​Le piante crescevano alte, con poche o nulle potature di allevamento o produzione, quasi selvatiche: erano alberi vigorosi, resistenti, e che regalavano splendide fioriture, ombra leggera, pregiata legna da ardere e da tornire, frutta secca preziosa come alimento e come materia prima per i dolci delle feste.
Ma i mandorleti, sopratutto oggi, rappresentano anche un importante eremo per piante ed animali in fuga dagli spazi occupati dall'agricoltura industrializzata, non più idonei alla loro sopravvivenza e riproduzione.
​Delle vere sacche di resistenza di quel vecchio paesaggio agrario che era artificiale e naturale (gli amanti dell'accezione "semi-naturale" mi perdoneranno, ma non è la stessa cosa!) al contempo.

Ogni tanto ci capita, tra la fine di Agosto ed il mese di Ottobre, di andare a raccogliere mandorle: devo ammettere che il mio rendimento come raccoglitore è...basso, perché mi distraggo in un nonnulla.

Attorno ad un singolo albero vetusto di mandorlo, di quelli con il tronco ritorto su sé stesso come un cavatappi, gravita una quantità di vita impensabile.
Tra le radici intrecciate con lo sfaticcio di marne ed arenarie si sviluppano chiome di asparago pungente, ora completamente fiorite di minuscole campanelline di un giallo sbiadito. In mezzo a questo groviglio hanno la loro tana i topolini di campagna, e spesso topastri un po' più grossi, e giovani ratti, che accumulano mucchi di mandorle rosicchiate fuori dall'ingresso.
Sotto le pietre sonnecchiano già, nonostante le alte temperature, il gongilo Chalcides ocellatus e la Luscengola Chalchides chalcides, più raramente Algyroides fitzingeri, splendida lucertolina endemica dal ventre giallo aranciato.
Assieme a loro, una grande quantità di invertebrati: coleotteri, miriapodi, qualche interessante aracnide. Trovo anche Trochoidea elegans, gasteropode Hygromiidae dal nicchio spettacolare, a disco volante, localizzato in Sardegna nel "mare miocenico" della Marmilla, della Trexenta e parte del Sarcidano occidentale. Specie tipica degli ambienti più xerici, alle prime piogge pascola sui pratelli effimeri delle pietraie, per poi trascorrere il resto dell'anno sotto i massi, o tra le crepe della roccia.​
Il tronco, dalla corteccia aggrinzita e rugginosa, è difeso da plotoni di formiche dalla testa rossa Crematogaster scutellaris che pattugliano i percorsi abituali, e gli allevamenti di afidi, per arrabbiarsi in un nonnulla, a culo in su, pronte a pungere. Forse un po' odiose per la loro aggressività, questi splendidi imenotteri non sono in realtà nocivi per le piante, attaccando i soli tessuti morti.

Nelle crepe della corteccia, tra le bolle di resina dorata, sono incastonate file di mandorle perfettamente forate e il cui contenuto è stato mangiato: sono le tracce del picchio rosso maggiore che preleva i frutti delle varietà più morbide (mèndula de dentis) per poi forarle e nutrirsi del seme oleoso. Il picchio è sempre più comune dalle nostre parti, e rallegra non poco i nostri boschi, gli oliveti ed i mandorleti con i le sue vocalizzazione squillanti e le belle penne grigie a pois bianchi che dissemina qua e la sotto gli alberi.

Durante i giorni di raccolta delle mandorle non sono mai mancate le cince, sopratutto la cinciallegra: anche lei ha imparato a nutrirsi dei semi, che raggiunge forando minuziosamente (e con un bel po' di pazienza!) il guscio.
Dalle fronde degli alberi più grandi fuggono anche fringuelli, e verdoni e, in presenza di folte siepi di rovo nelle vicinanze, anche lo zigolo nero, e lo scricciolo.
Da lontano, nelle vicine aree brulle, si sente la tottavilla che canta in tutte le stagioni.
​In alto, al di sopra delle fronde, volteggia una poiana.
[ ... ]
Compaiono le prime piogge, i primi venti di tramontana.
Le tortore selvatiche sono ormai scomparse, qualche rondine attraversa frettolosamente il mandorleto. Qualche timido filo d'erba.
La raccolta delle mandorle è terminata. Gli ultimi frutti, dal mallo zuppo ed ormai scuro, si raccoglieranno da terra.»

Autore del testo e delle foto è Francesco Mascia è nato a Cagliari nel 1985.
Appassionato naturalista, ha approfondito le proprie conoscenze tramite gli studi universitari e l'attività di campo, con particolare interesse per la floristica, la tassonomia vegetale, l'ornitologia, la malacologia terrestre, gli ecosistemi delle acque dolci.
Collaboratore e consulente freelance, è autore di circa ottanta pubblicazioni tra articoli scientifici, interventi a convegni e conferenze, opere di divulgazione.
Abita in Marmilla con la propria famiglia, dove coltiva la terra e si occupa di progettazione, consulenza ed affiancamento nell'ambito di laboratori, esperienze in natura ed altri servizi di divulgazione scientifico-naturalistica, per privati ed operatori del turismo ambientale.​

Il suo sito web Natura in Marmilla prende come riferimento territoriale i confini della Marmilla odierna, comprendendo pertanto non solo l'areale storico, ma anche le subregioni di Parte Montis e Parte Usellus, i plateaux basaltici delle giare, il complesso vulcanico terziario del Monte Arci.

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